Manifesto di Ventotene: storia di un’anacronistica strumentalizzazione
analisi di Antonio Chizzoniti
Partiamo dal principio, quasi sicuramente in queste ore sarà giunto all’attenzione di moltissime persone il c.d. “manifesto di Ventotene”, un cui estratto è stato citato alla Camera dei Deputati dalla premier Giorgia Meloni con la probabile finalità di dirsi contraria a determinati principi dell’”Europa Federale”, concetto fumoso indicante un’entità ectoplasmatica invocata da una frangia politica a corto di idee (un po’ come quando nei film i detective disperati si rivolgono al sensitivo di turno).
Cos’è il manifesto di Ventotene?
Il documento in oggetto passato alla storia come “Manifesto di Ventotene” fu un’opera a sfondo politico redatta da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi nel 1941, quando per motivi ideologici furono confinati a Ventotene, nel mar Tirreno, come oppositori del regime fascista.
Siamo dunque in piena Seconda guerra mondiale, in un Europa nella quale infuriano i combattimenti e gran parte del vecchio continente è sotto l’egida dei totalitarismi.
Il Manifesto
Collocare cronologicamente il documento è importante per capire l’inutilità dell’odierna strumentalizzazione sia da un lato che dall’altro.
All’interno del testo assurto oggi a manifesto dell’Unione Europa, non troviamo un’esaltazione degli attuali assetti dell’Unione ma si legge cosa gli scrittori si auspicavano che l’Europa diventasse ovvero un superstato che abolisse gli stati nazionali e che fosse diretto, quantomeno nelle fasi critiche della sua creazione, da una “dittatura rivoluzionaria”.
Una fantomatica entità socialista retta da illuminati che indirizzasse le masse nella retta via mostrando quanto gli stati nazionali non permettano una convivenza pacifica.
Tale convinzione viene fondata sull’assunto che il popolo è spesso immaturo e che gli apparati politici democratici “restii alla violenza” sono destinati a fallire clamorosamente in quanto “Nelle epoche rivoluzionarie, in cui le istituzioni non debbono già essere amministrate, ma create, la prassi democratica fallisce clamorosamente.”.
Il partito Rivoluzionario “attinge la visione e la sicurezza di quel che va fatto, non da una preventiva consacrazione da parte della ancora inesistente volontà popolare, ma nella sua coscienza di rappresentare le esigenze profonde della società moderna. Dà in tal modo le prime direttive del nuovo ordine, la prima disciplina sociale alle nuove masse. Attraverso questa dittatura del partito rivoluzionario si forma il nuovo stato e attorno ad esso la nuova democrazia.”
Questo estratto, citato in aula dalla premier Meloni, è definibile allo stesso tempo forte ma scontato, se contestualizzato al tempo in cui fu scritto appare chiaro come per la formazione dell’utopica federazione europea, per come intesa nel documento, fosse necessaria un’azione violenta e rivoluzionaria (d’altronde è scritto testualmente).
Motivo per il quale la sua realizzazione appare oggi non auspicabile in quanto vorrebbe dire senza ombra di dubbio la prevaricazione violenta di un entità sulle altre, altri tipi di narrazione appaiono antistorici e propagandistici in quanto mai un entità statale o federale che sia è nata pacificamente o con decreto.
Gli stati storicamente non nascono per intese o strette di mano ma necessariamente tramite atti violenti, gli esempi sono tanti, vedasi la guerra civile americana o l’unificazione della penisola, in tutti questi casi una classe compresa la possibilità di divenire dominante la coglie in maniera violenta e antisistemica.
All’interno del manifesto troviamo anche forti attacchi alla proprietà privata e di riflesso al capitalismo e alle leggi di successione viste come insensati passaggi di ricchezza a beneficio di classi parassitarie. Interessante appare la riflessione riguardante il caso Sovietico dove la frettolosa abolizione della proprietà privata ha portato ad un “totalitarismo burocratico”.
Alla luce di quanto detto appare essere un errore decontestualizzare il contenuto di un documento di un’altra epoca al fine di farne tuonare il contenuto, ma appare essere un errore, forse più grave, difenderlo idealizzando qualcosa che non è.
Come mi è solito fare per deformazione personale, esorto chiunque a leggere il documento in questione, composto da poche pagine e rinvenibile facilmente sul web, al fine di potersi fare un’idea personale con la premessa di immaginare lo stato e il tempo in cui lo stesso è stato redatto.