Trump e Zelensky: Il capolavoro del mainstream europeo
Analisi di Antonio Chizzoniti
Quanti tra di voi hanno sentito parlare nei giorni passati della conferenza stampa tenutasi nello studio ovale, durante la quale il presidente ucraino Zelensky e quello statunitense Trump hanno dato vita ad un acceso dibattito? Quanti di voi hanno sentito, letto e magari condiviso pensieri di esimi rappresentati politici o opinionisti che inneggiavano allo scandalo, paragonando quanto successo ad atti di bullismo, violenza quasi di denigrazione nei confronti di un povero e prode condottiero? ed ora vi chiedo quanti di voi hanno realmente visionato l’intero incontro (della durata di una quarantina di minuti)? quanti hanno visionato solo degli spezzoni ? o addirittura quanti hanno letto solo un titolo ?.
In questa breve dissertazione proverò ad analizzare quest’incontro per come realmente si è svolto mettendo in luce come talvolta sia semplice, con pochi accorgimenti, creare una versione della realtà che si discosta da quanto realmente accaduto.
La location è quella classica delle conferenze stampa che seguono gli incontri bilaterali, siamo nel salottino dello studio ovale, sulle due poltrone di fronte al cammino (spento) sono seduti alla sinistra dell’osservatore il presidente ucraino Volomir Zelensky e alla destra quello americano Donald Trump, sulla poltrona lato Trump sono presenti il vice presidente JD Vance e il Segretario di Stato Marco Rubio.
Come da cerimoniale il primo a prendere parola è il “padrone di casa” ovvero il presidente Donald Trump, il tono appare abbastanza disteso, siamo all’inizio, il presidente tiene a salutare e ringraziare il proprio ospite e il “valoroso popolo ucraino” provato da questi tre anni di conflitto e termina la sua introduzione affermando “è ora di finire questa guerra, troppi giovani soldati sono morti”.
È adesso il turno del presidente Zelensky, la sua postura lascia trasparire del nervosismo, il modo in cui è seduto molto al limite della poltrona lascia intendere che probabilmente vorrebbe andarsene o che comunque non sia a proprio agio e subito prova a togliersi un sassolino dall’anfibio affermando “Putin è un assassino ed un terrorista e non faremo compromessi” successivamente il presidente Zelensky si dice convinto di “ciò che l’Europa sia disposta a fare (quasi facendosene portavoce) ma non di cosa siano disposti a fare gli Stati Uniti d’America”.
Già da questi primi scambi non sarà sfuggito ad un osservatore scrupoloso l’intento della risposta di Zelensky ovvero mettere in difficoltà Trump il quale per ergersi a mediatore tra le parti non può accettare/avallare tale narrativa.
Il presidente Zelesky continua affermando che l’Ucraina ha bisogno di rassicurazioni sulla propria sicurezza e di uno scudo aereo che possa proteggerla anche dopo la fine della guerra nominando ancora l’Europa e asserendo che la stessa sia pronta a questo.
Continua affermando “i Russi sono dei pazzi hanno rapito 20.000 bambini e li hanno portati in territorio russo” e subito dopo chiede al presidente Trump se possa condividere delle immagini di alcuni soldati ucraini detenuti nelle prigioni russe, Trump acconsente, guardando con aria di velata empatia e rammarico tutte le foto che gli vengono mostrate al termine delle quali esordisce con un “vogliamo finire questa guerra ?”
A questo punto dell’incontro cominciano le domande dei giornalisti, la prima riguarda il motivo della visita di Zelensky ovvero l’accordo sullo sfruttamento delle c.d. Terre Rare.
Trump si dice ottimista sull’apporto positivo che tale accordo possa avere sull’economia americana, da buon uomo d’affari sa che questa probabilmente sia la strada più percorribile per creare degli interessi americani nel paese, interessi che dopo l’accordo e si spera il cessate il fuoco, andranno difesi e giustificheranno, plausibilmente, la presenza americana.
Il presidente Trump tiene a rispondere a quanto affermato da Zelensky sul bisogno di “sicurezza” affermando che parlarne sia sostanzialmente come mettere il carro davanti ai buoi in quanto prima si deve arrivare ad un accordo e si dice convito di poterlo fare in quanto è interesse anche russo far cessare al più presto il conflitto dato l’alto numero di perdite.
A questo punto da Trump arriva una “frecciata” contro l’Unione Europea “l’unione europea ha prestato meno e garantendo i propri soldi in forme di prestiti” a questo punto Trump viene interrotto da Zelensky il quale lo contradice affermando “no, non è vero”
In questo memento dell’incontro si percepisce un innalzamento della tensione tra le parti, da una parte vi è Trump che cerca di mantenere dei toni “cordiali” ed un Zelensky determinato, anche comprensibilmente, a sottolineare quanto malvagio sia il proprio nemico.
Interviene un altro giornalista che chiede quale sia “il posto dell’America” Trump risponde “pensa ai genitori delle vittime Ucraini e Russi e alla loro sofferenza” aggiungendo di voler fermare tutto ciò, Zelensky ancora una volta interrompe infastidito dal pensiero rivolto ai parenti delle vittime russe e Trump a sua volta afferma “non sarebbe dovuto iniziare”.
In questa fase è ampiamente percepibile come l’obiettivo di Zelensky sia quello di demonizzare il nemico eliminando qualsiasi forma di empatia che non sia rivolta all’Ucraina.
Dopo questo scambio viene rivolta una domanda al presidente Ucraino “senti gli USA schierati con il tuo Paese?”
Il presidente Zelensky risponde affermando che “gli USA sono stati dalla nostra parte e penso lo sia anche Trump” tuttavia anche in questo scambio tiene a sottolineare come non bisogna parlare dei morti russi perché loro sono gli invasori e rigirando si domanda se veramente Trump possa con l’aiuto degli altri alleati fermare Putin e farlo ritirare dalle terre occupate.
Il presidente Trump ancora una volta evita di cadere nel “tranello” di far apparire la Russia come probabile sconfitta di questo conflitto, eventualità che abbasserebbe sensibilmente le chance di un accordo.
Segue un altro giornalista, il quale fa notare come presidente il Zelensky non sia disposto a compromessi, a quel punto Trump afferma che nessun accordo è possibile senza compromessi, e che restando così le cose i proiettili verranno “fermati solo dai corpi di giovani soldati” aggiungendo la speranza di passare alla storia come un “pacificatore”.
La domanda seguente rivolta a Trump è “continuerai ad inviare armi?” la risposta è un “si” ma con l’aggiunta “spero per poco tempo, vogliamo la pace”.
A questo punto la discussione si sposta di nuovo sul tasto dolente di come garantire la sicurezza del Paese dopo il cessate il fuoco, il presidente USA ribadisce come parlare di sicurezza prima di avere un accordo sul tavolo sia inutile in quanto essa rappresenta l’aspetto più semplice “2%” di un accordo del genere, lasciando intuire come gli stati uniti vogliano creare sicurezza creando e tessendo dei propri interessi nella regione (come solitamente fanno le superpotenze). Appare utile citare le parole di Henry Kissinger il quale saggiamente affermava “Gli Stati non hanno né amici permanenti né nemici permanenti: hanno solo interessi”.
Zelensky ancor più nervoso prende la parola per sottolineare come non si possa solo cessare il fuoco senza delle garanzie a causa dell’inaffidabilità della controparte “Putin ha infranto 24 volte accordi di questo tipo”, Trump interrompe affermando “non con me! Non lo farebbe”.
Il presidente ucraino incalza “questo documento non è abbastanza, ci vuole un esercito forte”.
L’obiettivo appare essere ancora quello di sminuire quanto fatto dall’amministrazione USA e di compromettere i dialoghi riservati USA- Russia, Zelensky e i suoi partner europei non sembrano volere la Pace.
Zelensky incalza “quando i Paesi europei saranno pronti avranno bisogno dell’aiuto degli Stati Uniti perché Putin non si fermerà mai, ci odia! Pensa che non siamo una nazione e vuole distruggerci”.
A questo punto Trump interviene affermando che per mediare bisogna posizionarsi nel mezzo ed essere neutrali, spero di riuscire in questa impresa ma se ostacolato dovranno vedersela “loro”.
E a questo punto che l’incontro si accende ancora di più con Zelesky che afferma di essere la linea difensiva dell’Europa e taccia gli americani di non sentire la pressione a causa del “grande Oceano” che divide il vecchio continente dagli States “se non resisteremo la Russia andrà oltre e invaderà i Paesi Baltici e Polonia” e a quel punto “sarete costretti” a combattere in virtù del loro status di membri della NATO.
Dopo questo scambio acceso interviene un giornalista Polacco che rivolge a Trump una domanda che, a parere di chi scrive, potrebbe riassumere quanto accaduto nello studio ovale, l’inviato chiede al presidente USA di rassicurare i propri concittadini che sono spaventati dal fatto che l’attuale amministrazione USA si stia allineando troppo con Putin, e a questo punto che Trump coglie l’assist per riportare lo sforzo diplomatico della sua amministrazione al centro della discussione affermando che: “se non mi allineassi con entrambi non avresti un accordo, non posso oggi parlare male di Putin e poi alzare il telefono per cercare un accordo, non funziona cosi!” aggiungendo “Sono allineato con Gli Stati Uniti d’America e agisco per il bene del mondo, voglio che finisca” e riferendosi a Zelensky aggiunge “vedi l’odio che ha per Putin, per me è dura fare un accordo, lui ha un odio tremendo, lo capisco, ma neanche l’altra parte è innamorata di lui… Io potrei parlare duro e farlo più di tutti ma ripeto non funziona così”.
È a questo punto che si colloca l’intervento del vicepresidente J.D. Vance che sottolinea come per 4 anni gli americani hanno avuto un’amministrazione che ha parlato in modo duro con la Russia eliminando il dialogo e che questo ha portato alla distruzione dell’Ucraina, aggiungendo che la “strada per la pace e la prosperità è forse possibile attraverso la diplomazia”. Abbiamo provato la strada di Joe Biden “battendoci il petto e illudendoci che le parole del presidente degli Stati Uniti contassero più delle azioni dello stesso, cosa rende l’America un buon paese … la diplomazia!”.
Zelensky prende la parola e chiede a Vance “di che tipo di diplomazia stai parlando?” sottolineando l’inaffidabilità di Putin.
Vance replica “il tipo di diplomazia che fermerà la distruzione del tuo Paese” e continua “penso sia irrispettoso da parte tua venire nello studio ovale e tentare di litigare in diretta con chi si sta impegnando per far cessare il conflitto, in questi giorni stai prelevando i coscritti e li invii forzosamente al fronte, non fingere che non ci siano problemi”.
È a questo punto, forse per un eccesso di rabbia, che il presidente Ucraino replica con una frase che farà “saltare il banco” della conferenza, rivolgendosi a Vance afferma “in guerra tutti hanno problemi, anche voi ! ma voi avete un bell’oceano e non li sentite ora, ma li sentirete in futuro.”.
Per quanto noi europei possiamo esserci assuefatti ad una politica totalmente improntata al politicamente corretto e che ignora il “sentiment” dei cittadini, in America dove, per fortuna, essa ancora funziona, nessun presidente, democratico o repubblicano, avrebbe potuto lasciar correre una frase del genere senza replicare con durezz, è in gioco l’immagine e la percezione di forza che il mondo ha degli Stati Uniti d’America.
Arriva ora la risposta di Trump che verrà poi utilizzata dai media europei per descrivere l’incontro come un “aggressione senza precedenti”, il presidente USA afferma: “non sei nella posizione di dirci cosa proveremo, non puoi farlo… Stiamo tentando di risolvere la situazione” e aggiunge “tu non sei in una buona posizione, con noi hai delle carte senza di noi no… stai giocando con la vita di migliaia di persone, stai giocando con la terza guerra mondiale”.
Segue uno scambio nel quale la tensione sale ulteriormente e le voci si accavallano, scambio interrotto da Trump che prendendo la parola afferma “hai già parlato abbastanza ora lascia rispondere, non state vincendo la guerra avete la possibilità di vincerla grazie a noi” sottolineando l’importanza degli aiuti militari americani… sempre Trump “tu dirai non voglio un cessate il fuoco, ma se ci fosse una possibilità la coglierei e farei finire di volare i proiettili e morire i tuoi uomini” e aggiunge “sarà un accordo difficile da concludere perché l’atteggiamento deve cambiare”, il presidente USA passa poi ad elencare i misfatti che la Russia ha “dovuto”, a suo avviso, sopportare a causa dell’amministrazione democratica per poi terminare l’incontro affermando “non so perché abbia rotto gli accordi in precedenza, forse non li rispettava, ma sento che rispetta me e che si può arrivare ad un accordo, noi ti abbiamo dato il potere di fare il duro e non credo che saresti un duro senza gli Stati Uniti, la tua gente è molto coraggiosa ma o si fa un accordo o noi siamo fuori … firmando un accordo invece sareste in una posizione migliore … abbiamo visto abbastanza ?”… “sarà un momento di grande televisione … vedremo cosa possiamo fare per metterli d’accordo”.
Termina così la conferenza stampa tenutasi, ormai parecchie settimane fa tra i due presidenti di Stati Uniti e Ucraina, questo evento è stato prontamente descritto quasi come una “trappola” tesa dall’amministrazione americana all’ucraina ma come accenneto, a parere di chi scrive, la situazione potrebbe essere diametralmente opposta.
Da molti fattori, infatti, è possibile evincere come proprio Zelensky ha istradato il dibattito verso l’esito che tutti noi abbiamo visto. Senz’altro il presidente ucraino era a conoscenza della delicata macchina diplomatica avviata per riprendere i contatti tra USA e federazione Russa ed ha cercato di ostacolarla tentando di far pronunciare al presidente americano qualcosa che potesse indispettire la controparte russa.
È evidente come sia l’Ucraina che i suoi partner europei non vogliono in questo momento cessare le ostilità e di conseguenza nel vecchio continente si è riusciti a far passare una narrazione che vede il male in chi vuole provare a far valere la diplomazia e definire “volenterosi” chi punta a giocare con questa grave situazione.
A conferma di ciò le parole della commissaria Europea Von der Leyen che punta ad un riarmo europeo sostenuto da investimenti per 800 miliardi di euro… a cosa serviranno questi soldi ? ad aiutare la povera Ucraina o a permettere che colossi Europei come Volkswagen vengano salvati dal fallimento con la scusa della conversione bellica ?… D’altronde per la narrazione mainstream europea è tutto possibile, si può affossare un settore per speculare sulla transizione green per poi salvarne solo una parte costruendo e speculando sui cannoni.
Si vuole veramente permettere a Germania e Francia di posticipare le loro difficoltà economiche a scapito della sicurezza dell’intero continente ? …
Ricordate quando in nome dell’austerità e del pareggio di bilancio in Italia si fece cadere un governo democraticamente eletto e si approvarono, con l’ausilio dei “tecnici” individuati da Bruxelles, le cosiddette riforme lacrime e sangue ? smantellando tra le tante cose l’impianto normativo che tutelava i lavoratori italiani e regalandoci a fanalino di coda ? …
In questo momento non dovrebbe farsi la stessa cosa in Francia e in Germania, due nazioni con forti turbolenze politiche e con governi in bilico, o dobbiamo ammettere che le regole valgono solo per chi ha la forza di imporle ?… ah è giusto di oggi, 18 marzo 2025, la notizia riguardante il voto del parlamento tedesco prossimo allo scioglimento (il prossimo 25 marzo si insedierà il nuovo parlamento) per allentare il “freno al debito”, la Germania prova dunque a fare ciò che la Costituzione le vietava da oltre 15 anni: investire a debito centinaia di miliardi di euro in spese militari e infrastrutture.
Verrebbe da dire che se c’è una cosa che la storia ci ha insegnato è che il fatto che la Germania si riarmi è sempre un campanello d’allarme.
L’Europa è ad un bivio cruciale della sua esistenza e probabilmente questo nelle stanze dei bottoni di Bruxelles si percepisce bene, non resta che scegliere se sacrificare il nostro futuro e quello dei nostri figli per colmare i buchi di bilancio tedeschi e francesi o destarci e agire di conseguenza.
L’Europa ha già un sistema di difesa, la NATO, al quale ha sempre contribuito sottosoglia e dunque se la vera preoccupazione è che l’armata rossa marci verso Berlino perché non destinare questi soldi in un rilancio del patto atlantico?…